27 Settembre 2021 / Humus Job

3 giovani e la semplicità della terra: Braccia Rese

Braccia Rese – creata da 3 ragazzi giovani, con valori legati all’agricoltura e alla terra che li ha visti crescere – è un modo per rendere le proprie braccia a qualcosa di bello e grande, antico e moderno, a qualcosa di faticoso e appagante.

Tre percorsi differenti sono confluiti nelle vigne e in una cantina.

Li abbiamo intervistati in una calda giornata di inizio luglio.
Un lavoro insieme ad altre aziende della Rete di Humus Job, un pranzo condiviso e una piacevole chiacchierata da condividere con voi lettori.

© Braccia Rese

Giovanni Cismondi ha ereditato le vigne dai suoi nonni. Quando è mancata la nonna, ha iniziato a pensare alla terra che l’ha visto crescere, alla storia della sua famiglia.
Ha conosciuto Livio Craveri, enologo di professione e il sogno – tornare a coltivare, far rivivere quei terreni – ha preso forma

2019: Livio e Giovanni hanno fatto qualche esperimento per capire il potenziale del vigneto;  le cose si sono fatte interessanti e hanno deciso che quella sarebbe stata la strada. Ma era necessario trovare qualcuno che avesse il tempo da dedicare alla terra e seguire i processi di produzione.

Ed è qui che entra in gioco Elia Lamberti, designer che stava lasciando il lavoro, stufo di Torino.
Ci racconta gli esordi: “Per dare concretezza all’idea, il mio ingresso a tempo pieno, è stata la spinta che ha messo in moto tutto”. 

Tante potenzialità, nonostante siano appena nati. 

L’atto costitutivo della società è datato 26 febbraio 2020 mentre arrivava da lontano la nuvola del Covid. E’ stato un anno strano per loro perché tutto era fermo ma i lavori legati al settore primario si potevano fare e, durante il primo Lockdown, hanno realizzato la cantina.

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Dopo l’anno di esperimenti, hanno fatto la prima vendemmia nel 2020.

Ora stanno lavorando per rifare il tetto della cantina, sistemare un locale per lo stoccaggio e dare nuova veste all’azienda, prima della prossima raccolta.

Tante cose bollono in pentola e a volte, raccontano, non è semplice stare dietro a tutto ma vedere il prodotto che piace, gli obiettivi realizzati, il progetto che cambia e cresce, dà loro l’energia per proseguire. 

© Humus Job

Giovanni: “Non conoscevo loro due, sono partito con la voglia di fare qualcosa nel mondo del vino. Ignorante in materia, sono sempre stato appassionato, come bevitore e consumatore.”

Non aveva mai pensato di produrlo ma quando ha realizzato che poteva farlo si è incuriosito. Nel momento in cui Giovanni ha deciso di lanciare concretamente l’idea e ha incontrato Livio, tutto è cresciuto esponenzialmente: tante cose da fare, incombenze economiche, gestionali e (tanta) burocrazia. “Tutto quello che è successo e sta succedendo è pazzesco, più grande di noi e di ciò che avevo pensato.” Il contatto con Livio, esperto del settore, è stato fondamentale, imprescindibile.

Livio, l’enologo, che ci tiene a ringraziare Michele Fino e Maria Vanina Carta, membri del Consorzio delle Colline Saluzzesi – la DOC di riferimento per Braccia Rese.

Un ringraziamento doveroso per tre motivi: Giovanni, non sapendo da dove iniziare, si è rivolto a loro per avere il contatto di qualche esperto del settore, gli hanno presentato Livio creando una connessione dalle potenzialità esplosive; Michele e Maria non hanno fatto tesoro delle loro competenze, hanno dato consigli e supporto ai 3 visionari di Braccia Rese; messo a disposizione la propria cantina per il primo anno di esperimenti di Livio e Giovanni e questa – lo sanno bene gli agricoltori agli esordi – non è cosa da poco.

Da quel contatto e quei primi esperimenti è partito tutto. “Ci siamo resi conto – dice Livio – che non c’erano vie di mezzo,  hobby o lavoro: o lasciavamo perdere o dovevamo farlo seriamente. E abbiamo optato per la seconda.” 

Elia è entrato in gioco perché oltre alla consulenza, alla capacità di vinificare e coltivare, serviva presenza, qualcuno che lavorasse sul campo.

Giovanni: “Elia, oltre ad avere coraggio e un po’ di follia sicuramente, ha dimostrato tantissime capacità, ha approfondito, ha imparato. Non tutti hanno la stessa marcia.”

Secondo Giovanni, senza Livio ed Elia, Braccia Rese non sarebbe quello che è oggi. 

Elia non voleva passare la vita davanti a un computer: si è licenziato ed è partito per il cammino di Santiago.

Poi è arrivata Braccia Rese.
Si parla molto del ritorno all’agricoltura, alcuni scelgono di costruire qualcosa che li rispecchi, meno sicuro ma più sostenibile.

Per Livio, Braccia Rese è la possibilità di realizzare il sogno iniziato quando ha cominciato a studiare viticoltura ed enologia.
Ha studiato anche ad Alba, nelle Langhe: un territorio molto vocato ma anche “molto noioso, già scoperto, bellissimo ma troppo perfetto”.
Livio ammira quanto è stato fatto in quelle zone del Piemonte e si è sempre chiesto perché non fare la stessa cosa nelle colline saluzzesi e cosa avrebbe potuto fare lui, con le conoscenze che stava acquisendo, per il territorio in cui è nato e in cui voleva continuare a vivere. Giovanni l’ha chiamato dicendogli: “Ho un vigneto a Busca, sto cercando un professionista […] per produrre”. Livio non aspettava altro: stava studiando per la magistrale, dopo esperienze lavorative in Australia e nelle Langhe. 
Questa proposta ha rappresentato la possibilità di fare vino nel territorio di origine, in un posto tutto da scoprire
Aveva iniziato a produrre qualcosa da solo – sidro, con le mele della zona –  per applicare le sue conoscenze e grazie a quell’esperienza aveva conosciuto Elia.

Quando lui è tornato dal cammino di Santiago, Livio e Giovanni cercavano qualcuno che desse loro una mano: una sincronicità a più riprese
Livio ha ancora vivido un ricordo: “ […] Elia doveva decidere se andare a un colloquio […], noi abbiamo fatto due parole abbastanza convincenti e non è andato”.
Elia lo corregge: quelle non sono state solo due parole bensì un progetto concreto con una visione e degli ideali.

Nel saluzzese si produce vino da secoli: i primi scritti sul Quagliano risalgono al 1721 ma i modi con cui si produceva hanno portato un divario rispetto a realtà che si sono affermate nel panorama locale e internazionale, come le Langhe. 
Si è sempre fatto vino ma come lo facevano i nonni, poche domande e tanto approccio empirico. La scienza e la conoscenza è ciò che è mancato in quelle terre. 

“Per un enologo è stimolante lavorare su queste colline: il terreno è fertile”.
E l’idea delle 3 Braccia Rese è proprio “valorizzare qualcosa, che parte con una marcia un po’ più indietro, come il nostro territorio.”

Giovanni ci dice che tutto è stato inizialmente gestito “con un briciolo di follia”: non pensare troppo alle conseguenze, ottimismo e positività e fiducia.
Si sono piaciuti e, senza conoscersi, si sono dati reciprocamente fiducia.
“E’ vero, può sempre essere tradita – dice Giovanni – però come pensiamo che tutto questo (l’impresa) possa andar bene, io credo che anche il nostro rapporto possa funzionare. Sulla base di cosa non lo so, sono impressioni anche molto personali e istintive.” 

E non è tutto scontato: esperienze, competenze e background diversi, devono venirsi incontro. 

Anche se i ruoli, in Braccia Rese, sono differenti, se Giovanni è il proprietario delle vigne ed è il “finanziatore” dell’impresa, non ci sono tra loro rapporti sbilanciati.

La parte che fa ciascuno è fondamentale: io non posso dare una mano nelle vigne perché sono assente per il lavoro ma il mio lavoro ci aiuta a finanziare l’impresa; Livio lavora meno di Elia ma c’è la qualità della sua consulenza ed Elia è fondamentale per la cura nei campi e nella cantina.” dice Giovanni.
L’idea condivisa è di dare ciascuno nella misura delle proprie possibilità, che si tratti di ore lavoro, conoscenze o investimenti economici; quello che entra dall’impresa lì viene reinvestito e alla base c’è un’idea di mutuo aiuto.
Livio ci offre un’immagine: “Siamo un treppiede: togli uno e cade tutto. L’apporto di ognuno di noi è indispensabile in diversi modi, però nella stessa misura”
Una realtà in cui non ci sono gerarchie ma una suddivisione in base al settore di competenza e all’apporto di ognuno, rispettati e considerati indispensabili e di pari valore.

© Humus Job

In zona è poca la capacità di fare rete ma con Humus Job si sta portando un modo bello di fare insieme, inedito per le realtà vitivinicole di quei luoghi.
Ci sono le mosche bianche come Michele Fino e altre aziende giovani che stanno provando a fare una viticoltura diversa. L’humus c’è.

Braccia Rese impatta molto sulle vite private.

Giovanni ha investito tutto ciò che aveva e “Quindi se va male – dice – ci metterò tutta la vita a rialzarmi!”
Livio ed Elia, al momento, si “accontentano” di un trattamento economico che non riconosce pienamente i loro sforzi. Sforzi in termini di tempo (Elia lavora anche 10 ore al giorno) e di qualità del lavoro. “Anche loro – aggiunge Giovanni – partecipano alla parte economica, sbilanciata solo nelle cifre, ma non nel resto.”

Questa avventura ti cambia decisamente la vita: devi schierarti e metterci dentro “niente meno che tutto te stesso, se basta”. Sono scelte che cambiano le prospettive anche di coppia o familiari.

Sposi una filosofia e ogni giorno lavori affinché questa diventi sempre più concreta. E insieme a te, devono sposarla anche le persone che ti stanno accanto.
Perché ciò accada devi trovare le motivazioni giuste, devi giustificare un pò ciò che stai facendo.
Può essere più semplice convincere con il valore economico (faccio tutto questo perché guadagno un sacco) ma è il contrario: bisogna convincere della bontà del proprio progetto senza che ci sia l’evidenza – per ora – di un ritorno economico
E loro non lo fanno solo per questo: vogliono creare valore sul territorio, qualcosa che non sia solo vino da bere ma un prodotto di qualità.

Questo è il mantra con cui riescono a ottenere sostegno perché è genuino e positivo, come il loro vino e la loro impresa.

Livio ci spiega il mercato e sottolinea come il (secondo) mantra debba essere “la qualità prima della quantità”. Se punta alla seconda, Braccia Rese sarà sempre soffocata dai vini australiani e cinesi.
“In Cina si pianta all’anno l’equivalente degli ettari vitati del Piemonte, ogni anno nasce un Piemonte vitato in Cina.” dice Livio. 

Ma Braccia Rese ha due punti di forza: la zona a forte vocazione vitivinicola e un territorio che ha vitigni autoctoni.

I loro consumatori sono molti attenti a questi aspetti: sanno valorizzare, hanno la curiosità di scoprire la storia che sta dentro e dietro a un bicchiere di vino e vogliono valorizzare un territorio. “Noi – dice Livio – pensiamo di avere una storia interessante da raccontare, chi vuole cercare quella completezza nel racconto, nel contesto, è il nostro consumatore.” 

La loro fortuna è anche il trend in crescita di un consumo consapevole rispetto al cibo. Surfano su onde difficili ma dentro una corrente favorevole.

5 qualità di vini (e le 5 etichette di Elia). 

PINQ, un Quagliano prodotto in modo inedito: anziché dolce, 5 gradi e frizzante, lo hanno reso più gastronomico, completamente secco. Il vitigno Quagliano esce prepotente, non c’è bisogno di solfiti e non c’è concorrenza (con il moscato). 

NEIRA, ossia la Neretta cuneese in purezza. Un vitigno diffuso nella vallata prealpina del Piemonte che nessuno vinifica in purezza. Viene piantato nel vigneto ogni 5/6 piante e serve per dare il colore al vino. Loro, giovani e innovativi (e lungimiranti, perché le nicchie di mercato te le devi conquistare), segnano i vitigni, li raccolgono e vinificano a parte per farne un vino unico, puro.

BARBA, il vino dello zio. Un rosso classico delle colline saluzzesi prodotto con le uve della barbera. Un vino che arriva dalla vigna del Parinot, lo zio – il barba appunto, in piemontese. Un vino come si faceva una volta, come poteva farlo i loro zii (ma con un pò di scienza in più).

THORC: il “melting pot” delle colline saluzzesi. Riprende i modi di vinificare dei contadini di quelle zone: la parte meno nobile diventa cool. Si svina, si dà una leggera passata alle bucce, ancora piene di mosto fermentato, e si crea un mix di quagliano, neretta, barbera, chateaux. Nel Torc del 2021 ci sarà anche il contributo delle uve dell’ottantacinquenne Osvaldo, curate da Braccia Rese.

E altri vini in cantiere.

Il Martino.
Espressione della vigna che cresce sotto la loro cantina: 70% di Barbera e Neretta e 30% di Merlot. 

Il bianco: “Pianteremo un vitigno a bacca bianca – anticipa Giovanni – per completare la proposta.”
Un vitigno raro che arriva dalla Val Susa: “Se è come gli abitanti, ci metterà un pò in difficoltà per il carattere forte e resistente, ma non ci tradirà mai”.

Si farà attendere, questo bianco, perché la natura non va veloce come Braccia Rese. Ma il rispetto dei ritmi della natura è il terzo mantra a cui Giovanni, Livio ed Elia rispondono, convinti.

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