1 Novembre 2021 / Humus Job / Rete

La Rete ‘Humus’ e i primi 6 mesi di vita

Una Rete d’imprese è un contenitore che permette l’aggregazione di aziende e favorisce la condivisione così che queste possano raggiungere obiettivi altrimenti inarrivabili, in modo particolare per le piccole imprese.

Questo strumento è stato introdotto dal legislatore nel 2009 per dare una risposta concreta in una fase di emergenza economica e per rispondere alla frammentarietà del tessuto imprenditoriale italiano, composto per lo più da piccole e medie imprese.
La declinazione della Rete d’impresa per il comparto agricolo è arrivata soltanto nel 2014 con la legge n.91 e ha avuto la finalità di aumentare le potenzialità delle imprese di piccole dimensioni e aumentare anche il loro potere di competitività sul mercato.

L’aspetto innovativo e funzionale della Rete d’impresa, in modo particolare nella sua forma della Rete Contratto (senza personalità giuridica), è che questo strumento permette l’aggregazione e la condivisione in un quadro normativo che ne sancisce la regolarità. Ma lascia ampi margini di flessibilità e autonomia, giuridica e operativa, alle singole realtà che appartengono a una stessa rete.

In parole più semplici, cosa significa?
Che le aziende che appartengono a una stessa Rete d’impresa possono condividere numerose risorse, materiali e non, ma al contempo portare avanti le proprie attività come singole realtà autonome.
L’obiettivo di una rete di imprese è multiplo: raggiungere livelli maggiori di innovazione, commercializzare insieme, ottimizzare e razionalizzare i costi, promuovere le produzioni, condividere mezzi di produzione e trasformazione e manodopera.
Condividendo, attraverso questo strumento, una piccola e media azienda può aumentare la propria sostenibilità economica e, a cascata, accrescere eventuali investimenti e, soprattutto, la sostenibilità sociale e ambientale dell’impresa.

La Rete ‘Humus’ è nata per dare una risposta concreta alle difficoltà che spesso incontrano le piccole aziende agricole. Difficoltà che si possono ridurre proprio attraverso la condivisione di risorse dentro una cornice che è quella della regolarità e del metodo collaborativo, secondo cui l’unione fa la forza.

Humus Job è l’impresa che ha creato questa Rete e ne è capofila e coordinatrice.
Una rete nata come strumento pratico per sostenere le aziende andando ad aumentare la sostenibilità economica grazie a un’ottimizzazione / razionalizzazione dei costi.
Secondo noi, il raggiungimento di questo obiettivo permette, a medio termine, di incidere positivamente sull’annoso problema del lavoro irregolare in ambito agricolo.

E’ sicuramente utile parlare di etica del lavoro, punire chi fa del lavoro irregolare la propria scientifica e consapevole pratica quotidiana, ragionare sull’ideale. Con le aziende che lottano quotidianamente per stare in equilibrio tra ideale (il lavoro dev’essere equo e regolare per tutte e tutti) e cruda realtà (la marginalità in agricoltura è scarsa e la Grande Distribuzione Organizzata strozza i piccoli agricoltori), però, è molto più utile unire le parole a strumenti praticabili e semplici.
E il Contratto di Rete lo è. Permette di condividere, collaborare. 

Parole vuote? Affatto. 
Parole piene di concretezza – che è ciò di cui ha bisogno chi lavora con la terra – perché condividere ed essere parte di una rete può innescare un circolo virtuoso: condivisione, riduzione e ottimizzazione di alcuni costi e conseguente maggior capacità economica; sensibilizzazione dei consumatori e costruzione o intercettazione di canali di commercializzazione per aumentare la marginalità; maggior equilibrio tra spese e ricavi e maggiori possibilità di regolarizzazione e stabilità lavorativa della manodopera.
Banale? Nient’affatto.
La collaborazione non è un atto scontato né semplice: richiede una mediazione costante tra le proprie istanze e quelle altrui, richiede tempo, è un processo partecipato che va curato e gestito.
E tutto ciò non è solo teoria.
Quanto abbiamo raccontato nell’articolo del 3 maggio possiamo dire che ancora lo era.

Il Contratto di Rete ‘Humus’, infatti, aveva allora 45 giorni di vita.
Registrato presso il Registro Imprese della Camera di Commercio di Cuneo il 24 dicembre 2020, è stato lanciato ufficialmente il 19 marzo 2021.

Sono passati 6 mesi e sono successe tante cose, la concretezza dello strumento inizia a dare i primi risultati.

Le aziende che hanno aderito in questi mesi sono 25. Presenti prevalentemente nel Nord-Ovest (Piemonte) anche per la forte presenza di Humus Job che coordina la rete, le aziende che si sono iscritte provengono anche da altre regioni d’Italia (Lombardia, Calabria, Puglia).
A queste si aggiunge l’adesione del Forum di Agricoltura Sociale Puglia che rappresenta numerose aziende e cooperative agricole della Regione Puglia.

© Humus Job

Il trend di crescita è in salita e la fila delle aziende interessate a entrare e che stanno iniziando l’iter d’ingresso è abbastanza folta. 

Ma bisogna essere onesti: questo viaggio tra le aziende, tra l’accompagnamento all’ingresso nella Rete e l’animazione delle imprese, passando per il coordinamento della condivisione, non si può fare con una spider rossa che corre ai 200 km/orari; è piuttosto un cammino a velocità ridotta, un viaggio a dorso di asino durante il quale si creano relazioni, fiducia e scambio. Per una rete d’impresa che ha come obiettivo la costruzione di un modello sostenibile di agricoltura – alternativo perché collaborativo e concretamente attento agli imprenditori e ai lavoratori – questi elementi sono imprescindibili.

E se corri ai 200 all’ora te li perdi sicuramente di vista.

 

E’ un cammino che, anche se fatto a dorso di asino, in pochi mesi ha portato frutti concreti: le aziende che fanno parte della Rete, infatti, hanno potuto realizzare delle azioni congiuntamente, condividere manodopera e altre risorse, promuoversi e promuovere la Rete, progettare insieme.

© Humus Job

Braccia Rese è una giovane e piccola azienda vitivinicola della provincia di Cuneo; in estate ha necessità di gestire l’inerbimento per preparare le vigne alla vendemmia.
Il 2021 è stato il loro secondo anno di lavori e, facendo parte della Rete ‘Humus’, hanno potuto attivare altre aziende retiste per uno scambio, regolare, di lavoro.
La squadra che il 22 luglio si è trovata sui terreni di Braccia Rese era formata da 10 giovani, titolari di altre aziende della rete; hanno lavorato 4 ore in ottica di scambio e collaborazione e dopo il lavoro tutto il gruppo si è trovato attorno a un tavolo per mangiare (prodotti delle varie realtà), bere un bicchiere di vino (degli ospiti), chiacchierare e pensare a progetti di rete da realizzare.

L’anno prima, quel lavoro l’aveva fatto Elia, uno dei tre giovani di Braccia Rese: 7 mezze giornate a tagliare erba tra i filari – e sudare – sotto al sole, da solo.

Avrebbe potuto affidare il lavoro a una cooperativa di lavoro spendendo tra i 300 e i 350 euro per lo stesso tempo impiegato dalla squadra della Rete.
Braccia Rese non ha solo risparmiato 300 euro – che per una neonata azienda di piccole dimensioni non è poca cosa. Ha potuto velocizzare il lavoro e trasformare un momento faticoso in uno scambio umano e un momento generativo perché da quel pranzo alla fine dei lavori sono uscite tante idee e progettualità che il gruppo locale delle aziende della Valle Varaita (CN) vorrebbe portare avanti insieme.

La Rete ‘Humus’ ha permesso anche la condivisione di manodopera tra due aziende, Lou Porti e Cascina Bianca, come abbiamo raccontato nell’articolo Job Sharing In Agricoltura” 

Continua a leggere dopo l’immagine.

© Paolo Saglia

Biula, l’azienda di raccolta e trasformazione del succo di betulla di Agnese Rostagno, ha un laboratorio di trasformazione così come la Cooperativa Germinale.

Due Valli in provincia di Cuneo: Varaita e Stura. Due aziende, due laboratori che hanno richiesto un grande investimento economico, strutture sottoutilizzate ma necessarie per le due imprese e utili anche ad altre realtà vicine che dunque, essendo in rete, potrebbero usufruirne.

Il laboratorio di Germinale è stato messo a disposizione di altre aziende da pochi giorni perché questa cooperativa agricola di comunità ha fatto ingresso nella Rete da poche settimane.
“Condividere il nostro laboratorio con altre aziende – ci dice Giulia Jannelli, presidente della Cooperativa Germinale – è un’idea che abbiamo da quando abbiamo iniziato a realizzarlo, nel 2019. Volevamo creare uno spazio a cui potessero accedere più realtà possibile, già presenti sul territorio o nascenti. Uno degli aspetti complessi della vita, e dell’agricoltura, di montagna è che sarebbe molto bello tornare a viverci ma la sostenibilità non è scontata e la si raggiunge condividendo: condividendo laboratori, caseifici, spazi comuni che possano proporre qualità pur mantenendo dimensioni ridotte.”
Dimensioni ridotte e spazi che spesso, da sole, alcune realtà non possono permettersi. 

Germinale aveva iniziato a pensare al laboratorio di trasformazione in questi termini, ancora prima di entrare nella Rete ‘Humus’. Hanno deciso di aderirvi perché hanno visto nella rete la possibilità di concretizzare quel loro obiettivo.
E quella concretezza è data anche dal vedere che si può veramente fare e che qualcuno lo sta già facendo.
Infatti, la struttura di trasformazione di Biula è già operativa e attualmente viene utilizzata congiuntamente da Agnese, titolare dell’azienda e proprietaria della struttura, e dalla Fattoria dei Paiei. Carmelo Mammana, titolare di quest’ultima azienda, non ha dovuto investire cifre esorbitanti per costruire una struttura di trasformazione ma può contribuire a sostenere quella di Agnese limitando gli sprechi (avrebbe senso costruirne una nuova nella stessa zona?) e aiutando l’Azienda Biula in eventuali spese di manutenzione e ammodernamento.
In questo modo a ottimizzare i costi e, alla lunga, a guadagnarci, sono in due.

Un altro elemento critico per le aziende agricole – in affanno in alcuni periodi dell’anno perché impegnate nei campi – è quello del reperimento di eventuali fondi per proseguire nelle attività o fare degli investimenti.

Con alcune realtà pugliesi, interne alla Rete ‘Humus’ ed esterne, Humus Job ha messo a disposizione le proprie competenze e risorse umane esperte in project management per permettere a queste imprese di partecipare a un bando della Fondazione con il Sud.

L’obiettivo? Mettere a sistema alcune buone pratiche già attive sul territorio del brindisino e sperimentarne di nuove. Un progetto con la finalità di aumentare la sostenibilità delle aziende agricole e favorire inserimenti lavorativi regolari e specializzati.

La concretezza di una rete è reale e potente quando condivide obiettivi, valori e fare insieme.

Per spiegare meglio questa forza, possiamo raccontarvi un’altra attività: quella dei campi e dei semi in comune.
Le aziende di una rete d’impresa possono condividere strumenti di produzione e campi così come semenze.
Ed è ciò che stanno facendo alcune aziende della Rete ‘Humus’. 

© Paolo Saglia

Così facendo si generano più effetti positivi: la frammentazione delle coltivazioni, che spesso viene portata come elemento critico, soprattutto in zone agricole marginali, trova una soluzione; non vengono disperse energie nella produzione ma ottimizzate le risorse umane, quelle materiali (mezzi di produzione) e il tempo; infine, si crea uno scambio di competenze e si generano in modo quasi naturale progetti innovativi che uniscono differenti idee e colture e che aprono a ulteriori possibili sperimentazioni.

Insieme, le aziende di una rete d’impresa, possono perseguire anche azioni finalizzate a promuovere la rete stessa e le aziende che ne fanno parte, sensibilizzare colleghi, altri addetti ai lavoratori (per esempio i ristoratori) e consumatori.

E’ ciò che hanno fatto Juri Chiotti (Reis-Cibo libero di montagna), Fabio Ferrua e Giuliana Radosta (Antagonisti Melle), Lorenzo Barra (Cresco), Elia Lamberti (Braccia Rese) insieme a Luca Barraco del Team di Humus Job.

Hanno partecipato a RistorExpo e hanno raccontato la Rete ‘Humus’ – valori, concretezza e potenziale – attraverso le voci di chi ha scelto di farne parte e di chi l’ha creata.
E attraverso il cibo, un piatto ideato da Juri Chiotti: preparato con i prodotti delle prime 3 realtà e accompagnato dal vino di Braccia Rese, ha racchiuso nel gusto il senso stesso dell’essere parte di un progetto comune, di una rete.

Continua a leggere dopo l’immagine.

© Antagonisti

‘Humus’: il contratto di rete ha 6 mesi di vita e la media delle aziende aderenti è di 41 anni.
Giovane e attiva, in fermento e in costante sviluppo, in 6 mesi ha già all’attivo un bell’elenco di cose costruite, realizzate, messe in cantiere, insieme.

Condivisione di manodopera e di due laboratori di trasformazione, campi e semi in comune, attività per manutenere un’azienda, partecipazione a un bando, promozione e sensibilizzazione.
E ancora tante idee che a breve diventeranno realtà, legate alla commercializzazione.

Azioni concrete e condivisione di risorse che le aziende possono fare tutte insieme o tra due imprese o piccoli gruppi. Perché la bellezza di una rete d’impresa nella formula della rete contratto è anche questa: stare dentro un contenitore unico in cui si condividono dei valori e degli obiettivi comuni ma all’interno del quale la collaborazione non è vincolante, ciascuno mantiene la propria individualità e autonomia gestionale e le condivisioni si mettono in atto laddove servono e tra chi ne ha bisogno, per ciò che è necessario, intersecando i piani a seconda delle esigenze.

In costante dialogo e ascolto.

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