5 Luglio 2021 / Humus Job / Rete

Seminare giustizia per produrre pomodori etici

“La pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo”
così recita il Salmo 118 della Bibbia.

Di questo verso la Cooperativa Sociale Pietra di Scarto ha fatto il proprio manifesto politico, orientato a generare opportunità di inclusione sociale destinate a persone che vivono situazioni di oppressione, causate da percorsi di vita complicati. Il carcere , la dipendenza, lo sfruttamento lavorativo o la violenza subita diventano sfide da affrontare insieme per generare percorsi di liberazione, passando da una leva di cambiamento decisiva: il lavoro.

Da 25 anni la Cooperativa Sociale Pietra di Scarto opera sul territorio di Cerignola (FG), terra di Giuseppe Di Vittorio, di rivoluzioni bracciantili e sangue che ribolle; ma da tempo anche terra di mafia che dalla fine degli anni ’80 ad oggi ha saputo realizzare una decisiva azione di egemonia economica e soprattutto culturale, arrivando a governare direttamente da Palazzo di Città. Da due anni, infatti, il Comune è commissariato dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale in seguito ad infiltrazioni mafiose.
Il clan Piarulli e il clan Di Tommaso continuano ad inquinare la vita sociale, politica ed economica di una terra che per troppi anni è stata dimenticata e dove la mafia ha saputo generare sistemi di welfare parallelo, per dare risposte (sbagliate) a domande che la politica territoriale ha deciso di non porsi più: disoccupazione, sviluppo agricolo d’impresa, costruzione di servizi efficienti ed efficaci. 

In questo  contesto l’azione della Cooperativa Sociale Pietra di Scarto è stata orientata all’antimafia sociale, avendo come stella polare la Costituzione Italiana.

© Cooperativa Pietra di Scarto

L’operazione “Cartagine” degli anni ’92-’93 ha portato alla sbarra numerosi elementi di spicco della mafia cerignolana, tra questi Rosario Giordano, referente del clan Piarulli per il traffico internazionale di stupefacenti che, condannato, si è visto confiscare alcuni beni derivati dalle proprie attività illecite. Tra questi, un terreno di tre ettari e un fabbricato in cemento armato: quello che nella torrida estate del 2010 è diventato il Laboratorio di Legalità “Francesco Marcone”

Francesco Marcone, Direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia con una lunga presenza lavorativa proprio a Cerignola, è una delle circa 1000 vittime innocenti di mafia. Ucciso il 31 Marzo del 1995 a Foggia dalla “Società”, il suo nome viene ricordato ogni anno, il 21 marzo, nella Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti di mafia.

Dall’incontro dei soci della Cooperativa con Daniela, sua figlia, e dalla necessità di fondare sulla memoria un progetto di impegno collettivo è nato il Laboratorio di Legalità “Francesco Marcone”, bene confiscato alla mafia che porta in sé una grande ambizione: rendere quei tre ettari di terreno coltivato ad olive “Bella di Cerignola” e quel “bunker” in cemento armato utilizzato un tempo per il traffico di stupefacenti un luogo “eretico”, capace di aprire strade nuove, avendo al fianco coloro a cui nessuno avrebbe mai dato una possibilità.
L’agricoltura sociale come straordinario mezzo di catarsi, il lavoro come elemento di autodeterminazione, la comunità cittadina come spazio in cui rappresentarsi.
La collaborazione con la “Squadra Stato” come grimaldello per attivare nuove opportunità: l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Foggia, la Casa Circondariale di Foggia, la Caritas Diocesana, Libera, Altromercato e tanti altri compagni di strada per raccontare come una comunità è tale solo se sa accogliere e prendersi cura; se è capace di “sognare gli altri come ancora non sono”.  

L’incontro con Danilo Dolci e la sua maieutica reciproca racconta la traduzione perfetta dell’impegno della Cooperativa attraverso un metodo che pone gli interlocutori, qualunque sia stato il proprio percorso di vita, in una dinamica di confronto costante, in uno scambio fatto di donare e ricevere in cui il lavoro diventa il terreno su cui “condividere la sorte”, provando a smarcarsi da stereotipi e mistificazioni con cui spesso affliggiamo noi stessi.

Coltivare olive o pomodori non ha solo a che fare con la produzione, ma entra direttamente nella dinamica della vita che è fatta di prendersi cura, di solidarietà, di obiettivi da raggiungere. E per dare risposte concrete a problemi complessi. Come quello del “caporalato”.

Il Progetto “Ciascuno cresce solo se sognato: per una filiera equa e solidale del pomodoro”, realizzato con il sostegno di Fondazione con il Sud e la Fondazione Peppino Vismara, si pone esattamente questo obiettivo: un bene confiscato, un bene di proprietà collettiva, prova ad essere catalizzatore per un territorio, attraverso due leve decisive: il riconoscimento della dignità della filiera produttiva e l’inclusione socio-lavorativa di soggetti fragili che provengono (anche) da situazioni di sfruttamento o di oppressione.

Senza entrare nello specifico di un fenomeno (e non problema!) complesso come il caporalato, è necessario comprendere come solo attraverso una lettura olistica della filiera del pomodoro si può provare a dare risposte che possano andare in una direzione di senso.

© Cooperativa Pietra di Scarto

Obiettivo fondamentale del progetto è quello di rendere  il bene confiscato alla mafia – il Laboratorio di Legalità “Francesco Marcone” – un catalizzatore di opportunità per il territorio. E’ stato da poco ultimato, dopo una lunga ristrutturazione, un laboratorio di trasformazione in cui saranno impiegate tre donne provenienti da situazioni di fragilità. E sarà proprio la trasformazione a legare due elementi fondamentali della filiera: i produttori e i lavoratori. 

Insieme agli amici di Humus Job stiamo lavorando per dare vita a un modello innovativo che veda la garanzia della tutela di tutti i soggetti coinvolti: i produttori, a cui sarà riconosciuto un prezzo equo della materia prima con l’impegno di applicare criteri etici alla gestione della produzione; i lavoratori, italiani  e stranieri, a cui sarà garantito un contratto regolare, continuità lavorativa e tutela in ottica di salute e sicurezza. Per sviluppare questo modello e contagiare il nostro territorio, stiamo lavorando per entrare nel Contratto di Rete nazionale, organizzato in gruppi territoriali, che Humus Job ha creato e che riscuotendo l’adesione di numerose aziende agricole in diverse parti d’Italia.

Il risultato sarà un prodotto, la Passata “Pomovero”, biologica e libera dal caporalato, realizzata insieme ad altre realtà del mondo dell’agricoltura sociale e dell’economia solidale (Cooperativa Sociale “Semi di Vita”, Cooperativa Sociale “Unsolomondo”, Masseria Sociale e Didattica “Terra d’Incontro”) con l’obiettivo di portare sulle tavole un prodotto sostenibile e di eccellente qualità, ottenuto grazie al sostegno diretto dei consumatori che prenotano e pre-finanziano il progetto in un’ottica di piena corresponsabilità.

© Cooperativa Pietra di Scarto

L’esperienza di “Pietra di Scarto” nasce da un’esigenza, quella di dimostrare come, abbattendo gli stereotipi e i pregiudizi, si possa dar vita a piccole grandi rivoluzioni del quotidiano, che incidono sulla vita delle persone, immaginate come elementi propulsivi della società, in grado di generare una catarsi personale che influisce su quanto le circonda. E questo vale per il lavoro come per l’azione educativa che ha alla base un concetto fondamentale: la lotta alle mafie non è prerogativa di alcuni, di prescelti , ma coinvolge tutti, nessuno escluso.

L’idea che “la gente  non è suolo ma semente” detta l’esigenza di ribaltare un paradigma, quello della massa informe, arrivando ad un’azione che veda nell’altro un interlocutore vivo e germinante, senza limiti di età o di cultura.  

Pietro FRAGASSO

Presidente della Cooperativa Pietra di Scarto

 

Tutte le fotografie sono di proprietà della Cooperativa Pietra di Scarto

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