28 Aprile 2021 / Rete

Seminare Comunità: un piccolo seme pronto a crescere

Lavorare in sinergia, essere multidisciplinari, affrontare la confusione con un’opportuna complessità sono gli elementi che caratterizzano l’impegno di organizzazioni con provenienze e compiti diversi ma complementari, che si ritrovano unite in un progetto di sperimentazione sul biellese e l’eporediese – finanziato dalla Fondazione Finanza Etica – che dall’agricoltura mira alla creazione di nuove comunità a presidio dei territori montani. 

© Mulino Vallini

Il tema dei territori di montagna, delle politiche per il ripopolamento montano, si è trasformato, anche a causa di quest’ultimo periodo di pandemia: da argomento affrontato in solitudine, da sparute comunità di “resistenti”, ad essere discusso da molti come opportunità per ridefinire un nuovo stile di vita. Montagna come contesto ideale per un modello di esistenza e di conciliazione degli spazi di lavoro e vita, messi in discussione dalle crisi sociale e ambientale, concause di quella sanitaria.
In questo senso, si stanno quindi moltiplicando le iniziative che vorrebbero valorizzare i territori montani, quali spazi di cui riappropriarsi per sperimentare nuovi modelli economici e sociali. Mettendo questi territori al centro di proposte di investimenti (solitamente tecnologici ed infrastrutturali), si tenta di definire alcuni degli elementi chiave da cui partire per risolvere il “problema della montagna”, il suo spopolamento, il suo sfruttamento in termini di risorse, la sua marginalità politica.
Molte di queste iniziative si sforzano quindi di trovare il capo di un filo da sbrogliare, il punto d’appoggio in grado di innescare quel processo che permetterebbe a più del 60% del territorio nazionale di ritrovare un ruolo nella promozione di un nuovo sviluppo del nostro Paese. Ma lo sviluppo montano è un lavoro artigianale, non meccanico, la soluzione tecnica valida in un contesto non risponde alle esigenze generali e non si può replicare automaticamente. 

Ph. Apicoltura Alessandro Castello
© Apicoltura Alessandro Castello

È per questo che “Seminare Comunità” è un progetto che prova a “cucirsi”, a corrispondere con specifiche caratteristiche ad un territorio particolare. E proprio a quel territorio su cui è pensato (biellese ed eporediese) intende offrire quegli ingredienti in più, capaci di consolidare il lavoro iniziato da altri con, ovviamente, un loro opportuno coinvolgimento.
L’idea nasce dal valorizzare una rete di produttori agricoli, già sollecitata-animata da progetti che già insistono su questo territorio (Slow Food Travel Montagne Biellesi in particolare), coinvolgendoli nella partecipazione ad un corso di formazione in agricoltura (come formati e formatori) rivolto principalmente a manodopera interessata a spendersi nei luoghi di progetto.

Un lavoro incentrato sulle aziende, che permette a queste di incontrarsi e riconoscersi legate da criteri etici e produttivi improntati alla sostenibilità, oltre che interessate a legarsi insieme per progettare e condividere altre occasioni di collaborazione interne ed esterne al progetto.
Questa occasione di incontro, confronto e progettazione in ambito agricolo, si completa con la proposta di nuove modalità di abitare il territorio ed i suoi spazi di lavoro e vita, secondo criteri di condivisione dei luoghi oltre che di attività e opportunità. Si intende infatti realizzare, grazie alle competenze interne al gruppo di coordinamento, una mappatura degli immobili disponibili da condividere (terreni e/o edifici con priorità rispetto a quelli attigui agli spazi agricoli delle aziende o dei terreni coinvolti).

Ph l’APEritiva – apicoltura nomade
© l’APEritiva – apicoltura nomade

Questi saranno quindi presi in considerazione per una riqualificazione funzionale agli scopi del loro utilizzo e, sempre con un lavoro guidato, la comunità di progetto (comprendente i proprietari immobiliari, le aziende agricole, chi è stato coinvolto dal percorso di formazione ed è interessato a vivere in questi contesti) deciderà dell’inclusione di categorie di persone considerate strategiche da “ospitare” per il progetto stesso proprio grazie ad una loro collocazione in questi stessi immobili e/o affidando una loro gestione nel caso di terreno incolti.
Per questo si valorizzeranno queste proprietà, affinché possano offrire appoggi abitativi e risorse a chi è intenzionato a vivere quei luoghi, in maniera provvisoria o continuativa, a seconda dell’indirizzo che la comunità sceglie di mettere in atto e delle esigenze/opportunità che si riconoscono adatte per quello specifico contesto di progetto.

In questo senso, oltre ad un’attenzione prioritaria rivolta a chi è intenzionato a spendersi in ambito agricolo (prima tipologia di abitante “pioniere”), altre possibilità più comunemente sperimentate nell’ambito dell’”abitare condiviso” vedono l’affacciarsi di altre tipologie di abitanti, che possono essere funzionali ad animare quegli spazi in una logica di sistema e utile per il territorio. Immaginiamo in particolare abitanti delle città: professionisti in diversi ambiti, disposti a mettere a disposizione le loro competenze in cambio di particolari condizioni favorevoli di tipo abitativo e sociale, così come anche persone anziane che decidono di trasferirsi per provare, in condizioni di riposo ma ancora di vita attiva, una situazione abitativa più soddisfacente, oppure ancora disabili accompagnati dai loro servizi, persone in riabilitazione fisica e/o sociale integrati e strutturati con opportuni progetti.
Grazie a questo sistema i proprietari di immobili avrebbero l’opportunità di mettere a valore i loro spazi ad oggi inutilizzati, grazie ad una proposta in grado di renderli “vivi”, grazie ad un progetto portato avanti e condiviso da una “comunità” sostenuta da professionisti esperti. Al contempo, avrebbero l’opportunità di investire, grazie a particolari condizioni di favore da concordare insieme ai partner di progetto, nel ripopolamento del loro territorio e nella conseguente ri-valorizzazione delle loro proprietà immobiliari. 

La somma di questi elementi e la loro proposizione congiunta ha trovato un’accoglienza interessante e sinceramente inaspettata. Alla prova dei fatti, questo approccio sembra essere riconosciuto dalla comunità come funzionale a generare occasioni per il territorio, in una logica di sostenibilità di progetto      utile ad innescare quel processo, tanto delicato quanto necessario, di ricostituzione dei presidi territoriali in aree interne e/o rurali a rischio di ulteriore spopolamento. Un elemento interessante, quest’ultimo, per promuovere e fare accogliere la proposta anche alle piccole amministrazioni locali, che possono sostenerla facendola propria anche grazie a quelle politiche di incentivo legate alle tassazioni sugli immobili che gli competono. 

Tutti questi elementi compongono il progetto “Seminare Comunità”, che prende vita dalla disponibilità della Fondazione Finanza Etica a finanziare i progetti dei soci locali di Banca Etica i quali, tramite il loro coordinamento territoriale dell’Area Nord Ovest (Piemonte, Lombardia e Liguria), hanno affidato a NEMO – Nuova Economia in Montagna soc. coop. la realizzazione di un progetto che ha incluso Humus Job come capofila di una proposta che, a sua volta, ha coinvolto è.one – abitarègenerativo s.r.l. società per la promozione dell’abitare condiviso (che ha la cooperativa Edilcasa di Biella come partner di territorio nel contesto di progetto) ed ERI-Educational – European Research Institute settore educativo. “Seminare Comunità” è un progetto che intende replicarsi in maniera analoga, ma con le debite differenze, nei territori della Lombardia e della Liguria a partire dal prossimo anno.

 

Francesco Di Meglio
NEMO – Nuova Economia in Montagna Soc. coop.

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